La storia di Marco

Il trapianto: la mia seconda nascita.

…È il 4 giugno e oggi scocca un anno esatto dal giorno del mio trapianto. C’è una sensazione che voglio condividere con tutti voi: con l’ equipe medica che mi ha ridisegnato; con i medici di pneumologia e Fibrosi Cistica, che mi hanno preso per mano nel momento più difficile della mia vita; con i fisioterapisti e gli infermieri, che mi hanno letteralmente rimesso in piedi. Non amo le svenevolezze, quindi scrivo solo un semplice pensiero sulla fatica. Se un anno fa mi aveste chiesto di descrivervi il concetto di fatica, avrei usato l’immagine della mia prostrazione, del mio fermarmi frustrato in mezzo a una rampa di scale. Oggi le immagini che vi restituisco per lo stesso concetto sono le mie scarpe da ginnastica e le 80 vasche che faccio a nuoto ogni settimana. La fatica come raggiungimento dell’ “oltre” e non come mancanza del normale. Una sensazione che non provavo da almeno dieci anni e che tutti voi mi avete regalato. Un bel regalo di compleanno, per me che fisicamente sono cresciuto più in quest’ultimo anno che nei precedenti 33. Grazie, di cuore. Vi voglio bene. Buon compleanno. L’esperienza del trapianto è un ciclo complesso, che si estende ben oltre il periodo limitrofo all’operazione. La fase più difficile è quella preparatoria, quella in cui il percorso che probabilmente è il più difficile della tua vita non ti concede di conoscere i tempi e la fatica che dovrai fare. Il periodo in cui dipendi dalla ventilazione e la tua condizione peggiora di giorno in giorno è tutto in salita e, prima di scollinare, non sai quanto possa durare. Ti strema e ti porta ad affrontare la fase più difficile con un fisico provato e una forza di volontà dalla quale hai già attinto tantissimo. Quando ti svegli vedi a schermo che l’ossigenazione è salita, l’anidride carbonica si è normalizzata, ma non sei ancora capace di respirare come dovresti. In quel momento è fondamentale il supporto delle persone che ti circondano: i chirurghi, gli infermieri e i fisioterapisti. Ognuno, giorno dopo giorno, pretende da te un po’ di più, non consentendoti di restare seduto. È in quel momento, quando i muscoli pian piano ritornano, che ti rendi conto del potenziale dei polmoni nuovi e, finalmente, inizia la discesa. Il loro supporto da un punto di vista medico ha un riverbero fondamentale di tipo psicologico e, nella fase successiva all’operazione, ti consente di trovare il giusto equilibrio fra prudenza e volizione, che è la chiave per riprendersi la propria vita con la giusta gradualità.

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