La Storia di Alberto

Mi chiamo Alberto e sono un classe 1976. Il problema che mi ha portato alla scelta del trapianto è la Fibrosi Cistica, malattia genetica che si è manifestata dall’età di 6 anni. Ho condotto una vita normale fino circa ai 20 anni, facendo sport anche a livello agonistico e nonostante la mia Fev1 si stesse già abbassando riuscivo comunque a gestire la mia vita molto bene senza farmi mancare niente. Certo non sono mancati i momenti duri, le terapie farmacologiche e la fisioterapia non esano tanto ben accette ma tutto sommato vivevo bene. Dai 20 anni in avanti è iniziato un peggioramento della situazione respiratoria con frequenti infezioni che mi portavano sempre più spesso all’uso di antibiotici per uso endovenoso. In quel periodo iniziavo l’Università e quindi smisi anche di fare sport e questo fu un grandissimo errore. Nell’estate 2002 ebbi una crisi importante che mi costrinse ad un ricovero abbastanza prolungato e proprio in quell’occasione parlai con i medici dell’opportunità del trapianto. I dubbi e le paure erano tantissimi ma fortunatamente un angelo di nome Alessandra mi confortò e spiegò nei minimi particolari tutto ciò che c’era da sapere sul trapianto, dagli aspetti puramente tecnici alla qualità di vita dopo l’intervento. Ovviamente quello che più mi premeva era capire cosa avrei potuto fare una volta effettuato l’intervento e in che modo. Decisi così di inserirmi in lista d’attesa e ufficialmente ero pronto per la chiamata dal marzo 2003. Le condizioni cliniche continuavano a peggiorare e nel 2005 ebbi una crisi respiratoria che mi costrinse all’uso del ventilatore Cipap e all’ossigeno-terapia continuativa 24 ore al giorno. Sicuramente il 2005 fu l’anno più duro della mia vita anche se mi diede la possibilità di passare tantissimo tempo a pensare, leggere e meditare sulla vita in generale. Le condizioni a fine 2005 erano piuttosto preoccupanti, ero ridotto circa 40kg e riuscivo a malapena a spostarmi dal divano al letto, poi finalmente il 13 gennaio 2006 arrivò la telefonata dall’Ospedale di Padova che mi comunicava la possibilità del trapianto. I primi dieci minuti furono un delirio di paura, eccitazione, confusione …. ma subito realizzai quello che avrei dovuto fare; avevo ancora un compito e lo avrei dovuto fare al meglio delle mie possibilità, poco importava se poi l’esito non sarebbe stato buono …. se doveva essere l’ultima cosa che avrei fatto, avrei comunque dovuto provare a farla bene. L’esito fu spettacolare, solo un giorno intubato, solo due giorni di rianimazione dopo un mese a casa. Descrivere cosa si prova dopo un trapianto non è facile. Soltanto fare le scale e camminare liberamente senza ossigeno e senza affanno sembrava già di per sé un miracolo …. poi lentamente, giorno dopo giorno ricominciare a fare sport, cantare, ricominciare ad uscire con gi amici è stato bellissimo. E’ un po’ come vivere una seconda vita, ricordandosi quello che era successo nella prima e tornando a scoprire la bellezza di alcuni momenti, gesti e situazioni. Oggi a distanza di anni dall’intervento ho aperto un ristorante, lavoro come consulente per due aziende, canto con il mio gruppo e ho mille progetti per la testa. Ho deciso di scrivere questa storia perché vorrei fare quello che Alessandra fece con me, dare a tutti quelli che stanno pensando di mettersi in lista di trapianto e a tutti quelli che già ci sono un motivo per credere che PUO’ SUCCEDERE. LA VITA PUO’ RICOMINCIARE. Siate disposti a dare ogni giorno il 100% delle vostre forze per arrivare a questo obiettivo che vi state ponendo. Credete che le cose cambieranno in meglio. Affrontate ogni giorno la vostra battaglia focalizzando la vittoria finale e siate disposti a credere che i miracoli succedono tutti i giorni, soprattutto grazie a persone come l’Equipe dell’Ospedale di Padova che dedicano la loro vita per fare ricominciare la vostra.  A tutti un augurio di buona vita.

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