Gabriel: la sua vita con la FC tra montagne e nuove sfide

Gabriel Zeni ha 32 anni e vive in un piccolo paese a sud di Bolzano. La fibrosi cistica fa parte della sua vita fin da bambino, ma è stato soprattutto lo sport a insegnargli a guardare oltre i limiti che la malattia gli ha imposto.

Da piccolo ha praticato atletica leggera e trascorso molti weekend in montagna.

Crescendo, però, ha iniziato a confrontarsi sempre più con le differenze rispetto ai suoi coetanei. Ricorda ancora un giorno delle scuole elementari in cui uscì da scuola con 20 minuti di anticipo per iniziare un ricovero. All’inizio pensava che fosse qualcosa di normale, che capitasse anche agli altri bambini. Poi ha capito che non era così.

La consapevolezza è arrivata gradualmente, fino all’adolescenza, quando ha approfondito la fibrosi cistica per la tesina dell’esame di maturità.

Lo sport, invece, è sempre stato presente nella sua vita. Ma nel 2021 qualcosa è cambiato. Gabriel ha iniziato a prendere la montagna più sul serio, dedicandosi all’alpinismo e allenando la resistenza con corsa e camminate in salita anche quattro, cinque o sei volte alla settimana.

«Quando sono stato a Capanna Margherita nel 2021 qualcosa in me è cambiato. Ho scoperto che fino a quel momento mi stavo mettendo io dei limiti che in realtà erano molto conservativi rispetto ai veri limiti miei».

Da allora la montagna è diventata una vera e propria sfida con sé stesso. Capanna Margherita nel 2021, 2023 e 2025, il Gran Paradiso e il Monte Bianco nel 2024, il Dent d’Hérens nel 2025. E poi l’arrampicata, la corsa e, più recentemente, il trail running.

«Da quel momento provare fatica è diventata quasi una necessità».

Per Gabriel lo sport non è solo una passione. È anche uno strumento importante nella gestione quotidiana della fibrosi cistica.

«Ho sempre avuto poche secrezioni, ma riesco a liberarmi molto bene praticando tanto sport e accompagnandolo con le quotidiane due fisioterapie al giorno».

La sua quotidianità richiede però un’organizzazione costante: lavoro full time, terapie e allenamenti devono trovare spazio nelle stesse 24 ore. Come si organizza? «la risposta semplice sarebbe che dormire è sopravvalutato», scherza Gabriel.

La scelta di mettere al primo posto la propria salute ha significato anche dover fare delle rinunce “Alla fine la verità è che ogni giornata ha 24 ore e ognuno di noi le dedica alle cose che gli stanno più a cuore. Io ho sempre messo al primo posto la mia salute, quindi terapie e sport al primo posto e questa cosa mi è costata anche qualche amicizia e qualche esperienza con gli amici.”

La maggiore difficoltà? gestire il diabete durante l’attività fisica, riprendere ad allenarsi dopo un ricovero o un intervento, mantenere la costanza e organizzare le terapie durante le escursioni sono sfide che fanno parte del suo percorso.

Eppure sono proprio le difficoltà a rendere ancora più significativi i traguardi. Ogni volta che raggiunge un obiettivo, Gabriel si sente più forte della malattia.

Tra tutti, ce n’è uno che occupa un posto speciale: il Monte Bianco. Partenza dal rifugio all’una di notte, cima raggiunta alle sei del mattino. Ma anche il Dent d’Hérens, conquistato appena due mesi dopo un incidente in auto che gli aveva provocato la rottura di una costola, e la sua prima gara di trail running.

«Psicologicamente mi sento molto, molto bene: ogni allenamento portato a casa o ogni limite superato mi dà la carica di continuare a fare quello che sto facendo».
Nel tempo è cambiato anche il suo rapporto con la competizione.

«Inizialmente vivevo molto male la competizione con gli altri. Poi l’arrampicata ha cancellato quasi completamente la voglia di competere con gli altri e ha ravvivato la scintilla della competizione con me stesso e un po’ la competizione con la malattia».

È proprio questa la sfida che Gabriel sembra voler continuare ad affrontare: non dimostrare qualcosa agli altri, ma scoprire fin dove può arrivare.

Tra i suoi obiettivi ci sono già nuove gare di trail, l’alta montagna, l’arrampicata e altre escursioni.

E mentre continua a spingersi sempre un po’ più in là, porta con sé una convinzione precisa: l’attività fisica è  una parte fondamentale del percorso delle persone con fibrosi cistica. «Un medico mi diceva che abbinare la fisioterapia respiratoria allo sport in fibrosi cistica è il classico caso dove 1 + 1 = 3».

Per Gabriel, tre parole racchiudono ciò che significa fare attività fisica: sacrificio, divertimento, avventura.

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