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Smart Working, quali novità dal 1° settembre 2022

Dal 1° settembre 2022 dovrebbe tornare tutto come prima, anche se ad essere ancora tutelati dovrebbero restare pochissimi lavoratori appartenenti a particolari categorie.

Per i lavoratori pubblici e privati in generale sarà necessario l’accordo individuale, in forma scritta, tra datore di lavoro e lavoratore, come da Legge n.81 del 2017 secondo cui il lavoro agile non può essere deciso senza il consenso del dipendente. Ricordiamo che durante l’emergenza da Covid-19, invece, lo Smart Working poteva essere deciso unilateralmente dall’azienda, senza la proroga delle regole straordinarie introdotte per la pandemia.

Si è in attesa di un emendamento del Ministro del Lavoro Orlando con la proroga dello Smart Working per lavoratori fragili e per i genitori di under 14 fino al 31 dicembre 2022, che dovrebbe avvenire in occasione della conversione in legge del decreto “Aiuti Bis”.

Bisognerà quindi attendere qualche giorno ma sembrerebbe che per queste categorie le regole emergenziali che permettono il lavoro agile, anche con un cambiamento delle mansioni e senza accordi individuali, non scadano più il 31 agosto; fino a questa data, infatti, sulla base di uno specifico elenco, vengono individuati i lavoratori a rischio che hanno diritto di richiedere un impiego “agile” da casa, anche con un cambiamento di mansioni rispetto a quelle abituali.

Ma chi è il lavoratore fragile previsto in questa proroga?

Il riferimento normativo resta il decreto del 4 febbraio 2022“Individuazione delle patologie croniche con scarso compenso clinico e con particolare connotazione di gravità, in presenza delle quali, fino al 28 febbraio 2022, la prestazione lavorativa è normalmente svolta in modalità agile” – nel quale sono elencate le patologie che possono beneficiarne.

La Fibrosi Cistica è indicata espressamente in questo elenco solo nel caso in cui per il paziente sia stata dichiarata la contemporanea esenzione dalla vaccinazione Covid-19 per motivi sanitari ma sappiamo benissimo che sono pochissimi i pazienti che non si sono sottoposti alla somministrazione del vaccino Covid-19 (ricordiamo che su questo LIFC ha segnalato e presentato già numerose richieste di modifica senza ricevere ancora le adeguate risposte).

Le altre condizioni che, indipendentemente dallo stato vaccinale, possono in qualche modo riguardare un paziente con Fibrosi Cistica sono poche, come ad esempio pazienti con marcata compromissione della risposta immunitaria, trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva o in attesa di trapianto d’organo.

Nell’attesa delle azioni di Governo, LIFC ha già tentato alcuni interventi a livello politico: negli scorsi mesi sono già stati fatti dei tentativi in Parlamento per fare in modo che si chiarisca e definisca meglio la situazione dei lavoratori fragili, nello specifico le persone con fibrosi cistica, ma il momento politico non aiuta in questo senso. L’Associazione continuerà comunque a monitorare eventuali sviluppi per aggiornare gli interessati.